Australia – Pizzaiolo di origine italiana cerca di farsi pubblicità con la storia (vera a metà) dell’ananas sulla pizza

Brisbane (Australia), 5 novembre 2026 – La Fair Work Commission ha respinto il ricorso presentato dallo chef italiano Davide Tamburella, licenziato da un ristorante nel Queensland, in Australia (che promozionava il giovedì anche Pizza & Gnocchi o la Pizza Duomo), per essersi rifiutato di aggiungere ANANAS alla pizza, motivato dal fatto che, a suo avviso, si trattava di “un insulto alla sua cultura”. Lo scrive il Guardian.

Lo chef italiano, Davide Tamburella, è stato licenziato dal ristorante La Costa, a Brisbane, in Australia, dopo essersi rifiutato di mettere l’ananas sulla pizza perché lo considerava un “insulto alla sua cultura”. I fatti risalgono a maggio, ma sono stati resi noti solo ora che Tamburella si è rivolto alla Commissione australiana per il lavoro equo (Fair Work Commission) sostenendo di essere stato licenziato ingiustamente. La Commissione gli ha però dato torto perchè la causa era stata presentata troppo tardi.

Uno dei menu, Pizza & Gnocchi

Secondo quanto appreso dalla Fair Work Commission Tamburella si era rifiutato per la terza volta di eseguire tale ordine, suggerendo invece al proprietario del ristorante di “verificare quanto sia importante, per gli italiani, non mettere l’ANANAS sulla pizza”. Tamburella ha sostenuto che il suo licenziamento sia avvenuto in violazione del Fair Work Act, affermando che la decisione sarebbe stata motivata, in parte, da un infortunio sul lavoro: l’uomo aveva infatti urtato un corrimano metallico, riportando la frattura della mano destra in due punti, ma la commissaria della Fair Work Commission, Jennifer Hunt, ha aggiunto che il ricorso è stato inoltrato troppo tardi e che non sussistono i presupposti per configurare “circostanze eccezionali”. A luglio il contratto di locazione è scaduto e quindi il locale ha chiuso. Oggi Tamburella lavora in un nuovo ristorante italiano, e nel suo menu l’ANANAS non esiste.

 

La sentenza: linguaggio scurrile di Tamburella

Nella sentenza si legge che la direzione aveva presentato una serie di lamentele sul comportamento dello chef, facendo notare che era la terza volta negli ultimi quattro anni che Tamburella si rifiutava di utilizzare l’ANANAS sulle pizze. Lui più volte aveva chiesto al suo capo di “verificare quanto fosse importante per gli italiani non mettere l’ANANAS sulla pizza”. Sono state sollevate anche altre preoccupazioni riguardo all’uso di un linguaggio scurrile da parte di Tamburella, al suo stile comunicativo e all'”escalation della frustrazione sul posto di lavoro”. La sentenza ha inoltre descritto dettagliatamente un incidente sul lavoro avvenuto nell’aprile di quest’anno, in cui lo chef si era fratturato alcune ossa della mano destra urtando contro un corrimano metallico. L’italiano sperava che il ristorante gli sponsorizzasse un visto che consentisse ai lavoratori qualificati di ottenere la residenza permanente, tuttavia, dopo il licenziamento, il ristorante aveva interrotto tale procedura

Le reazioni in Campania dei pizzaiuoli

Licenziato perche’ si rifiuta di mettere l’ANANAS sulla pizza? “Pensavo fosse una fake news o una operazione di marketing”, ride Vincenzo Capuano, terza generazione di pizzaioli, riconosciuto come maestro della pizza contemporanea, locali in tutto il mondo compresi tre in Asia. E spiega: “La tradizione non puo’ essere una gabbia. La pizza si evolve, ed e’ questa la sua forza, cio’ che l’ha resa il cibo piu’ amato e riconosciuto nel mondo. A Singapore io ne faccio una con il king crab (il granchio reale, ndr), ingrediente principe della loro cucina”. “Certo – aggiunge – bisogna avere rispetto e della pizza e delle materie prime. Ma l’incontro tra culture e’ fondamentale anche per portare avanti una tradizione. Il pizzaiolo e’ anche un esploratore del gusto e dei gusti. Se no, staremo ancora a mangiare solo margherite e marinare…al massimo sotto casa”. “No comment – esordisce secco  Francesco Martucci, campione del mondo e titolare della pluripremiata ‘I Masanielli’ a Caserta – una notizia cosi’ non si puo’ commentare”. “Per il pizzaiolo c’e’ liberta’ assoluta, ma anche per le aziende, di attingere a una materia prima – spiega – e ogni materia prima puo’ essere un ingrediente che entra in una pizza. Poi ognuno fa come meglio crede, e’ una scelta del pizzaiolo

La pizza anaNASCOSTA di Pepe … 

C’e’ poi chi proprio con la pizza all’ANANAS ha preso un riconoscimento, il Premio Identita’ golose. Franco Pepe, il cui ‘Pepe in grani’ e’ meta di ‘pellegrinaggi’ da tutto il mondo degli amanti della pizza, sottolinea: “Il mio ragionamento e’ tutto su come un pizzaiolo accoglie e trasforma la materia prima”. “A volte – ragiona Pepe – demonizziamo alcune di loro, ma ingiustamente”. Da questa riflessione e’ nata ANANAScosta, conetto di pasta di pizza fritto riempito con fonduta di formaggio stagionato 12 mesi, prosciutto crudo, ANANAS fresco e polvere di liquerizia, “una idea mia e una ricerca mia. Negli anni ’60 esisteva in Canada una pizza all’ANANAS. Certo, non potevo prendere una fetta di ANANAS in scatola e metterla sulla pizza. Ma l’ANANAS e’ un frutto che piace, anche a noi italiani, anche a noi napoletani, per la sua freschezza. Ed e’ quello che ho cercato di valorizzare nella mia pizza”. “Siamo noi dunque a demonizzare perche’ non sempre sappiamo utilizzare un ingrediente nuovo, o perche’ non accettiamo il rischio di provare un ingrediente nuovo. Io continuo a fare l’ANANAScosta e i clienti continuano a chiederla. Dunque la riflessione paga”, conclude. “Faccio la pizza all’ANANAS, come quella al mango o quella alle fragole – racconta Mauro Espedito, ovvero Owap, due spicchi di nella guida del Gambero Rosso e vincitore di un campionato del mondo con la sua pizza fritta – e ho lavorato anche quattro anni e mezzo in Australia. Sono quindi piu’ che favorevole alla materia prima nuova. Ma c’e’ anche chi resta attaccato alla tradizione. Pero’ non ci puo’ essere un veto, se c’e’ rispetto della qualita’ e del gusto, se c’e’ studio nel portare il nuovo. Il gioco e’ nell’equilibrare, bilanciare, rendere appetibile”.

L’articolo in versione inglese

Brisbane (Australia), November 5, 2026 – Fair Work Commission rejects Italian chef’s appeal over pineapple pizza dispute

The Fair Work Commission has rejected the appeal filed by Italian chef Davide Tamburella, who was dismissed from a restaurant in Queensland, Australia, which also promoted a Pizza & Gnocchi night on Thursdays, after refusing to add PINEAPPLE to a pizza, arguing that, in his view, it was “an insult to his culture”. The Guardian reports.

Italian chef Davide Tamburella was fired from the La Costa restaurant in Brisbane, Australia, after refusing to put pineapple on a pizza because he considered it an “insult to his culture”. The incident dates back to May but has only come to light now, after Tamburella approached Australia’s Fair Work Commission, claiming he had been unfairly dismissed. However, the Commission ruled against him because his claim had been filed too late.

According to information presented to the Fair Work Commission, Tamburella had refused for the third time to carry out the order, instead suggesting that the restaurant owner “check how important it is to Italians not to put PINEAPPLE on pizza”.

Tamburella argued that his dismissal breached the Fair Work Act, claiming that the decision had been motivated, in part, by a workplace injury. He had struck a metal handrail, fracturing his right hand in two places. However, Fair Work Commission Commissioner Jennifer Hunt also noted that the application had been lodged too late and that there were no grounds for finding “exceptional circumstances”.

In July, the restaurant’s lease expired and the premises closed. Tamburella now works at a new Italian restaurant, where PINEAPPLE has no place on the menu.

The ruling: Tamburella’s foul language

The ruling states that management had raised a number of complaints about the chef’s behaviour, pointing out that this was the third time in the previous four years that Tamburella had refused to use PINEAPPLE on pizzas. On several occasions, he had asked his boss to “check how important it is to Italians not to put PINEAPPLE on pizza”.

Other concerns were also raised about Tamburella’s use of foul language, his communication style and the “escalation of frustration in the workplace”.

The ruling also provided details of a workplace accident in April this year, when the chef fractured several bones in his right hand after striking a metal handrail.

The Italian chef had hoped that the restaurant would sponsor a visa allowing skilled workers to obtain permanent residency. However, following his dismissal, the restaurant discontinued the process.

Reactions from pizza makers in Campania

Fired for refusing to put PINEAPPLE on pizza? “I thought it was fake news or a marketing stunt,” laughs Vincenzo Capuano, a third-generation pizza maker, recognised as a master of contemporary pizza, with restaurants around the world, including three in Asia.

“Tradition must not become a cage. Pizza evolves, and that is its strength, what has made it the most loved and recognised food in the world. In Singapore, I make one with king crab, the leading ingredient in their cuisine.”

“Of course,” he adds, “you have to respect both pizza and the ingredients. But the meeting of different cultures is also essential to carrying on a tradition. A pizza maker is also an explorer of taste and flavours. Otherwise, we would still be eating nothing but Margheritas and Marinara pizzas… perhaps only at our local pizzeria.”

“No comment,” says Francesco Martucci, world champion and owner of the award-winning restaurant I Masanielli in Caserta. “A story like this cannot be commented on.”

“The pizza maker has complete freedom, but so do businesses when it comes to choosing ingredients,” he explains. “Every raw ingredient can become part of a pizza. Then everyone does as they see fit. It is a matter of personal choice.”

Pepe’s ANANAScosta pizza

Then there is someone who has actually won an award with a PINEAPPLE-based pizza: the Identità Golose Award.

Franco Pepe, whose restaurant Pepe in Grani attracts pizza lovers from all over the world, emphasises: “My entire approach is about how a pizza maker welcomes and transforms raw ingredients.”

“Sometimes,” Pepe reflects, “we demonise certain ingredients, but unfairly.”

This reflection gave rise to ANANAScosta, a small cone made from fried pizza dough, filled with a 12-month-aged cheese fondue, cured ham, fresh PINEAPPLE and liquorice powder.

“It was my own idea and the result of my own research. In the 1960s, there was already a PINEAPPLE pizza in Canada. Obviously, I couldn’t simply take a slice of canned PINEAPPLE and put it on a pizza. But PINEAPPLE is a fruit that people enjoy, including us Italians and us Neapolitans, because of its freshness. That is what I wanted to bring out in my pizza.”

“So it is we who demonise ingredients, either because we don’t always know how to use something new or because we are unwilling to take the risk of trying it. I continue to make ANANAScosta, and customers keep asking for it. So the reflection has paid off,” he concludes.

“I make PINEAPPLE pizza, as well as mango and strawberry pizza,” says Mauro Espedito, also known as Owap, a two-spicchi award winner in the Gambero Rosso guide and a world champion with his fried pizza. “I also worked in Australia for four and a half years, so I am more than open to new ingredients.

“But there are also those who remain attached to tradition. There must not, however, be a veto, provided there is respect for quality and taste, and that introducing something new is backed by research. The real challenge lies in balancing the ingredients and making the result appealing.”